Chi lavora in biblioteca, in archivio o in un museo e si guarda intorno trova decine di nomi: gestionali, portali di ricerca, repository, piattaforme per collezioni digitali. Alcuni sono progetti ventennali con migliaia di installazioni, altri sono promesse. Questa è la mappa che avremmo voluto avere noi: cosa si usa davvero nel mondo, cosa sta crescendo e cosa merita un approfondimento, con una regola che ci siamo imposti: ogni numero di versione è stato verificato il 14 ottobre 2026 sulla fonte ufficiale (sito del progetto, release su GitHub o lista di annuncio). Le versioni invecchiano in fretta: la tabella in fondo riporta la data di ogni controllo.

Il quadro generale: l’open source è normale, il proprietario domina ancora

Il riferimento annuale per capire il mercato è il Library Systems Report di Marshall Breeding, pubblicato a maggio su American Libraries e su Library Technology Guides. L’edizione 2026 dice due cose che vanno tenute insieme.

La prima: l’open source è ormai una componente ordinaria del settore. Nessuno lo considera più un esperimento, e il modello economico è chiaro: non si pagano licenze ma contratti pluriennali di supporto, hosting e servizi professionali a società specializzate. È il modello con cui lavoriamo anche noi.

La seconda: nei gestionali, i prodotti proprietari dominano ancora, soprattutto nelle biblioteche accademiche grandi. Alma di Ex Libris, da solo, conta 2.835 installazioni; il report osserva che né WorldShare né FOLIO hanno finora tenuto il suo passo. L’open source vince invece per numero di biblioteche nelle pubbliche, nelle scolastiche, nelle accademiche medie e piccole, nei consorzi e, in generale, dove contano l’autonomia e il costo totale.

Gestionali (ILS e LSP): chi gestisce catalogo, prestiti e acquisizioni

Koha: il più diffuso

Koha nasce in Nuova Zelanda nel 1999 ed è oggi il gestionale open source più installato al mondo: Library Technology Guides, al momento in cui scriviamo, ne conta 4.942 biblioteche per 6.920 sedi, e il report 2026 lo descrive come un prodotto con funzioni «paragonabili a quelle proprietarie». Il ritmo è di due versioni l’anno, a maggio e a novembre, più una versione a supporto esteso (LTS). La corrente è la 26.05, uscita il 26 maggio 2026 con 2 nuove funzioni, 214 miglioramenti e 365 correzioni: tra le novità il ripristino dei record cancellati da interfaccia e API, un visualizzatore per i messaggi EDIFACT e un lavoro di fondo sull’accessibilità dell’OPAC. Le serie mantenute sono 26.05, 25.11, 25.05 e la 24.11 LTS, tutte aggiornate il 6 ottobre 2026.

Intorno a Koha c’è l’ecosistema di supporto più grande: negli Stati Uniti ByWater Solutions ha chiuso il 2025 con 1.710 clienti, in Europa lavorano Open Fifth (già PTFS Europe), BibLibre e molti altri. Per le biblioteche italiane conta anche un dettaglio tecnico: Koha gestisce il formato UNIMARC, quello dei nostri cataloghi.

Ne parliamo nella nostra pagina dedicata a Koha.

Evergreen: la scelta dei consorzi

Evergreen è nato nel 2006 dalla Georgia Public Library System per il consorzio PINES ed è rimasto il gestionale open source più solido per reti di biblioteche grandi, con circolazione e cataloghi condivisi. Il progetto è attivo: il 18 settembre 2026 sono uscite le versioni 3.17.5 e 3.16.11, e la beta della 3.18 era prevista per il 7 ottobre. Equinox Open Library Initiative, la non profit che lo sostiene, supporta 934 biblioteche. In Europa è poco diffuso; vale la pena conoscerlo se si progetta un sistema consortile.

FOLIO: la piattaforma per le accademiche grandi

FOLIO è il più giovane dei tre: una library services platform a microservizi pensata per biblioteche accademiche e nazionali, che vuole competere con Alma. Le versioni hanno nomi di fiori: l’ultima è Trillium, annunciata il 14 luglio 2026. I numeri sono quelli di un progetto che cresce ma con fatica: EBSCO ospita e supporta 343 biblioteche, Index Data 41; la Library of Congress ha completato la migrazione nel 2026, mentre il consorzio GALILEO ha rinviato il passaggio da Alma e un ateneo cileno è tornato indietro. Il giudizio onesto: maturo per chi ha una struttura tecnica adeguata, impegnativo per tutti gli altri.

PMB: l’alternativa francofona

PMB, sviluppato in Francia da PMB Services, è diffuso nelle biblioteche medie e piccole francofone e in parte del Sud Europa; usa UNIMARC in modo nativo. La versione corrente annunciata sul sito ufficiale è la 8.1. Resta un progetto legato a un’unica azienda, con una comunità più piccola di quella di Koha.

Discovery: il portale di ricerca che gli utenti vedono

VuFind

VuFind, sviluppato dalla Villanova University dal 2007, è il discovery layer open source di riferimento per le biblioteche accademiche: un unico campo di ricerca su catalogo, repository, collezioni digitali e banche dati, con faccette e integrazione con i gestionali (Koha in testa). La versione corrente è la 11.1.0 del 20 luglio 2026. È quello che proponiamo nella pagina VuFind.

Blacklight

Blacklight è l’omologo in Ruby on Rails, nato a Stanford e usato soprattutto negli Stati Uniti; è anche la base di Arclight, il discovery per gli archivi, e di molte interfacce della comunità Samvera. Versione corrente 9.2.1 (22 settembre 2026). Richiede competenze Ruby che in Italia sono meno comuni di quelle PHP.

Aspen Discovery: il fenomeno degli ultimi tre anni

Aspen Discovery è il nome da conoscere se si lavora con le biblioteche pubbliche. Derivato da Pika e portato avanti da ByWater, Grove for Libraries ed Equinox, pubblica una versione al mese (la corrente è la 26.08, del 25 agosto 2026) e si collega sia a gestionali open source sia proprietari. Il report 2026 riporta 792 biblioteche supportate da ByWater, 279 contratti di Equinox e circa 140 di Grove, e nota che quasi tutte le pubbliche che passano a Koha prendono anche Aspen. In Europa è ancora raro: è il progetto che ci sembra più interessante da portare in Italia.

Repository istituzionali e dati della ricerca

DSpace

DSpace è la piattaforma di repository più diffusa al mondo per tesi, pubblicazioni e open access. Dopo la lunga riscrittura della versione 7, il progetto ha ripreso un ritmo regolare: la corrente è la 10.1 del 14 settembre 2026 (la 10.0 è di maggio), con le serie 9.x e 8.x ancora mantenute. Per chi è ancora su DSpace 6 o 7 il salto è impegnativo ma inevitabile.

InvenioRDM

InvenioRDM è la piattaforma del CERN, la stessa su cui gira Zenodo: curata, moderna, con una comunità in crescita in Europa (università austriache e tedesche fra le prime). La v14 è uscita il 7 agosto 2026 e, dalla v12, ogni versione è dichiarata pronta per la produzione. Lo consideriamo l’alternativa a DSpace da studiare per chi parte oggi, soprattutto per i dati della ricerca.

Dataverse, EPrints, Fedora, Samvera, Islandora

Dataverse (Harvard) è lo standard di fatto per i dataset della ricerca, con la 6.12.1 dell'8 ottobre 2026. EPrints, pioniere dell’open access, ha un ritmo molto più lento: l’ultima versione stabile è la 3.4.7 dell’agosto 2025, e per i nuovi progetti non è la prima scelta. Fedora è il livello di conservazione sotto molte di queste piattaforme: la 7.0.0 è uscita il 16 aprile 2026 e la serie 6.5 è ancora mantenuta. Sopra Fedora lavorano Samvera Hyrax (5.3.1, 2 ottobre 2026) e Islandora, che oggi è una distribuzione Drupal (starter site 1.11.0, giugno 2026): entrambi diffusi nel Nord America, rari in Italia.

Collezioni digitali, archivi e musei

Omeka Classic e Omeka S

Omeka è la piattaforma più usata da biblioteche, archivi e musei per pubblicare collezioni digitalizzate e mostre virtuali. Sono due prodotti distinti: Omeka Classic (3.2.2, 25 settembre 2026), un sito per installazione, semplice e maturo; Omeka S (4.2.1, 18 giugno 2026), più siti per installazione, metadati linked data e IIIF integrato. Abbiamo scritto una pagina che spiega le differenze e quando scegliere l’uno o l’altro.

AtoM e ArchivesSpace

Per la descrizione archivistica a norma ISAD(G) ci sono due progetti: AtoM (Access to Memory), di Artefactual, diffuso in Europa, America Latina e Canada, versione 2.10.2 del 24 agosto 2026; e ArchivesSpace, nato dalla fusione di Archon e Archivists’ Toolkit, standard negli archivi universitari statunitensi, versione 4.2.1 del 10 luglio 2026. Per un archivio italiano AtoM è in genere il punto di partenza più naturale, anche per la lingua.

CollectiveAccess

CollectiveAccess è il gestionale open source per musei e collezioni: inventario, prestiti, conservazione, con un modello dati molto configurabile. Versione 2.0.11 del 16 marzo 2026. Ha una curva di apprendimento ripida ma, dove serve davvero un sistema museale, è l’unica alternativa libera completa.

Editoria scientifica e strumenti di lavoro

  • OJS (Open Journal Systems, di PKP) è la piattaforma con cui si pubblicano migliaia di riviste open access. La 3.5.0-5 LTS è del 30 giugno 2026; la serie 3.4 (3.4.0-11, 18 settembre 2026) è ancora mantenuta.
  • Zotero, il gestore bibliografico libero, è arrivato alla 10.0.6 (7 ottobre 2026), dopo il grande salto della versione 7 del 2024.
  • OpenRefine (3.10.1, 4 marzo 2026) è lo strumento con cui si puliscono e riconciliano i metadati prima di qualunque migrazione: per noi è irrinunciabile.
  • Mirador (4.3.0, 12 ottobre 2026) è il visualizzatore IIIF di riferimento, quello che permette zoom profondo e confronto fra immagini di istituzioni diverse.

Cosa cresce e cosa vale la pena approfondire

Se dovessimo scegliere cinque cose su cui investire tempo di studio nei prossimi mesi:

  1. Aspen Discovery per le biblioteche pubbliche: il progetto con la crescita più rapida nel mondo anglosassone e quasi assente in Italia.
  2. InvenioRDM come repository di nuova generazione, in particolare per i dati della ricerca.
  3. IIIF come ecosistema: Mirador 4, i server di immagini e Omeka S insieme cambiano il modo di pubblicare il digitalizzato, perché gli oggetti diventano riusabili fuori dal sito che li ospita.
  4. I linked data nelle collezioni: i modelli di risorsa di Omeka S e progetti come Wikibase per gli authority locali.
  5. FOLIO, da seguire senza fretta: è il candidato open source per le accademiche grandi, ma i casi del 2026 dicono che serve una struttura tecnica all’altezza.

E una nota per il contesto italiano: Koha e PMB parlano UNIMARC nativamente, VuFind lo indicizza, ma il dialogo con SBN va valutato caso per caso in fase di analisi. È uno dei punti che affrontiamo per primi in ogni progetto.

Tabella riassuntiva delle versioni

Tutte le versioni sono state verificate il 14 ottobre 2026 sulla fonte indicata.

Software Ambito Versione corrente Data Fonte
Koha gestionale 26.05 (26.05.04) 26 mag 2026 (6 ott 2026) koha-community.org
Evergreen gestionale 3.17.5 / 3.16.11 18 set 2026 lista evergreen-general
FOLIO piattaforma Trillium 14 lug 2026 folio.org
PMB gestionale 8.1 non dichiarata sigb.net
VuFind discovery 11.1.0 20 lug 2026 GitHub vufind-org
Blacklight discovery 9.2.1 22 set 2026 rubygems.org
Aspen Discovery discovery 26.08.00 25 ago 2026 GitHub Aspen-Discovery
DSpace repository 10.1 14 set 2026 GitHub DSpace
InvenioRDM repository v14 7 ago 2026 inveniosoftware.org
Dataverse dati della ricerca 6.12.1 8 ott 2026 GitHub IQSS
EPrints repository 3.4.7 29 ago 2025 GitHub eprints
Fedora conservazione 7.0.0 (6.5.2) 16 apr 2026 (16 lug 2026) GitHub fcrepo
Samvera Hyrax repository 5.3.1 2 ott 2026 GitHub samvera
Islandora repository starter site 1.11.0 19 giu 2026 GitHub Islandora-Devops
Omeka S collezioni digitali 4.2.1 18 giu 2026 GitHub omeka
Omeka Classic collezioni digitali 3.2.2 25 set 2026 GitHub omeka
AtoM archivi 2.10.2 24 ago 2026 accesstomemory.org
ArchivesSpace archivi 4.2.1 10 lug 2026 GitHub archivesspace
CollectiveAccess musei 2.0.11 16 mar 2026 GitHub collectiveaccess
OJS editoria 3.5.0-5 LTS 30 giu 2026 pkp.sfu.ca
Zotero bibliografia 10.0.6 7 ott 2026 zotero.org
OpenRefine metadati 3.10.1 4 mar 2026 GitHub OpenRefine
Mirador IIIF 4.3.0 12 ott 2026 GitHub ProjectMirador

Come scegliere

La domanda giusta non è «qual è il migliore» ma quale comunità e quale fornitore potranno sostenere la mia biblioteca fra dieci anni. Guardiamo quattro cose: la dimensione e la forma dell’ente (singola sede, rete, consorzio), gli standard che deve parlare (UNIMARC, SBN, OAI-PMH, IIIF, ISAD), la vitalità del progetto (ritmo delle versioni, numero di installazioni, chi lo finanzia) e chi può farne il supporto in italiano. Con questi criteri, per la maggior parte delle biblioteche italiane il percorso è Koha per la gestione, VuFind per la ricerca e Omeka per il digitalizzato. Per tutto il resto, parliamone.

Aggiorneremo questo articolo quando i numeri cambieranno in modo rilevante. Se trovate una versione superata, scriveteci: la correggiamo e vi ringraziamo in fondo alla pagina.

Fonti consultate il 14 ottobre 2026: Marshall Breeding, Library Systems Report 2026; Koha su Library Technology Guides; koha-community.org e annuncio di Koha 26.05; lista evergreen-general, settembre 2026; FOLIO Trillium; sigb.net; vufind.org; Blacklight su RubyGems; InvenioRDM v14; AtoM; OJS; Zotero changelog; release su GitHub di DSpace, Dataverse, EPrints, Fedora, Hyrax, Islandora, Omeka, ArchivesSpace, CollectiveAccess, OpenRefine, Mirador e Aspen Discovery.